Désordre rouge

Di Fabio Riccio,

A volte mi chiedo come diavolo fanno… parlo dei nostri cugini d’oltralpe, che ancora una volta mi hanno stupito con un vino di una semplicità disarmante, ma bello, permettetemi l’aggettivo.

Un vino bello…

Intendiamoci, qui non si parla di una bottiglia di qualche chateau importante e con quarti di nobiltà che risalgono a Carlo Martello, ma di un semplice “Vin de France” (quello che in Italia ha più o meno il suo equivalente nei “vini da tavola”).

Un vino che sarebbe più appropriato definire “da tutti i giorni”, solo ad averne una congrua provvista in cantina.

désordre rouge calice e bottiglia

Si cari lettori gastrodeliranti, il Désordre rouge (confusione rosso in italiano) è di certo un vino che merita in pieno l’aggettivo “bello”, ma è anche un vino che nella sua piacevolezza complessiva, che sovrasta di molto i tecnicismi, ha gran parte del suo fascino.

Come al solito sconsiglio caldamente l’assaggio di questo vino alle solite categorie con la “puzza al naso”, alias compagni ‘co i piccioli, enofighetti firmati da capo a piedi, tecnicisti del vino etc etc…

Il Désordre rouge già dopo il primo assaggio ti fa pensare a una seconda bottiglia, partiamo da questo.

Il Désordre rouge come già detto è un vin de France, un rosso.

Vigne di cabernet franc vecchie di oltre 50 anni, vigne che altrove sarebbero già state espiantate di corsa, vigne su un terreno collinare calcareo-argilloso nei pressi di Cessenon-sur-Orb in linguadoca, piccolo centro di duemila anime.

Non siamo lontani dal mare.

désordre rouge etichetta fronteVisivamente il Désordre rouge si presenta con un rosso non troppo intenso, torbido, da vino assolutamente non filtrato qual’è.

Appena aperto, al naso palesa accenni di ridotto (ma perché per certi, anche se in modica quantità, è ancora un difetto?) che dopo poco svanisce, lasciando spazio al vino, quello vero.

A questo punto parte la girandola di frutti rossi e di sentori mediterranei, compreso il bel mirto che gioca a rimpiattino con un fondo di miele, quasi da acacia.

Ma è al palato che il Désordre rouge emoziona, con un corpo giusto, tanti frutti rossi e gialli, e un fondo di liquirizia, che a tratti ammalia tra i giusti tannini.

E… proprio qui inizia il miracolo che mette insieme consistenza e leggerezza, facilità di beva ed erbe aromatiche “impegnative”, timo, agrumi, e in più un fresco sentore di pepe bianco.

Un miracolo che pur tra qualche piroetta evolutiva non sempre riuscita, apre la porta a un finale decisamente lungo di ciliegie e tanta frutta rossa, che è il luminoso commiato di questo vino, che nella definizione di “vinoso”, credo estrinsechi tutta la sua luminosa identità.

In mia opinione un vino da bere (relativamente) giovane.

A qualcuno forse non piacerà… a me si!

A bottiglia finita c’è il solito rimpianto… “ad averne più di vini così…”

désordre rouge etichetta retroPerò, il Désordre rouge non è semplicemente un vino ben fatto, sensorialmente è un coacervo di sensazioni che qualcuno troverà forse facili, ingenue, ma proprio per questo sensazioni belle.

Un vino come questo conosce il segreto per puntare dritto al cuore, alias la cosa che lo rende bello, la cosa che fa desiderare…

Con un vino bello si diventa subito amici.

Non è tutto.

C’è ancora qualcosa da dire…

In primis questa volta c’è il prezzo, certamente conveniente.

Sul web lo si trova sui 13 – 16 euro, qualcosa di più (giustamente!) in enoteca o servito a tavola.

désordre rouge etichetta dettaglioPoi… c’è come si lavora in azienda, vale a dire in maniera assolutamente naturale, nella filosofia del “non intervento”, ma anche con grandissima professionalità, senza davvero nulla ma proprio nulla aggiunto, compresi i sempre discussi solfiti, che in questo vino (analisi alla mano che trovate nel link più sotto…) – sono sotto i 5 mg – tanto che la scritta in etichetta non recita “contiene solfiti”, ma “senza solfiti aggiunti” come prevede la legislazione.

Alla faccia di chi dice che senza i solfiti (aggiunti…) il vino “non si tiene insieme”…

Per chi ne vuole sapere di più… vedi – http://www.vinsnaturels.fr/003_viticulteurs/Languedoc-Roussillon-La-Sorga-Antony-Tortul-155.html

La Sorga – Anthony Tortul

25, rue des Ecluses

35.500 Béziers Francia

Tel. +33 6 77 79 38 45

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio –
Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale.
Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d’Italia de l’Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l’Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d’Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L’Espresso, e quando capita scrive di cibo un po’ ovunque.
Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it – basta questo?

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