Coenobium 2014 IGP Lazio bianco

Di Fabio Riccio,

Nel mondo del vino non bisogna essere per forza un gran nome, o al contrario essere per forza “ribelli” per essere notati, non c’è neanche bisogno di fare imprese titaniche, serve solo fare il proprio lavoro bene.

Però, come sovente accade, i veri “ribelli” sono chi mai ti aspetteresti, cioè… delle suore!

Far bene il proprio lavoro, e farlo in maniera rispettosa senza trasformarsi in alchimisti, nel mondo del vino è una vera e propria rivoluzione agri-culturale.

Senza troppo clamore, produttori di quasi ogni regione dell’Italia hanno iniziato a guardare indietro per capire come andare avanti, e per sperimentare.

Una sorta di Neo Realismo o di Nouvelle Vague del mondo del vino, spero François Truffaut non se ne abbia a male.

Sempre con il rischio dare una definizione tecnicamente poco esatta, è arduo parlare di vini naturali.

Senza voler polemizzare (anzi si), c’è da dire che un vino naturale è solo succo di uva fermentato. Stop.

Esclusivamente succo di uva fermentato con lieviti naturali, senza nessuna aggiunta di chimica di sintesi (e non…).

Invece il mero biologico, con regolamenti dettati da Bruxelles e dalle lobby dell’industria chimica, e sempre recepiti acriticamente e “al rialzo” nella nostra penisola, consente fino a 40 additivi chimici in cantina e tante porcate anche in vigna, curioso eh?

Documentarsi per credere!

E allora?

Allora è da encomiare e incitare chi segue strade diverse, spesso con risultati ottimi.

Così, l’altra sera è stato il turno di uno di un vino candido, onesto, buono, che ti fa venire la voglia di berne secchiate, proprio perché semplice e ben fatto.

Un vino di quelli che io definisco acqua & sapone, perché come certe donne ha dalla sua il fascino della semplicità e dello starci bene insieme.

Coenobium 2014 logoIl Coenobium 2014 IGP Lazio bianco – un bianco nientedimeno che prodotto in un monastero di suore cistercensi trappiste a Vitorchiano in provincia di Viterbo.

In questa che credo non si possa definire azienda, visto che è un monastero… si allevano le uve in modo del tutto naturale, assolutamente senza uso di sostanze chimiche di sintesi, e la vinificazione viene effettuata anch’essa per mezzo di processi liberi e naturali, privi dell’eccessivo ed invadente intervento umano.

Evviva!

Coenobium 2014 bottiglia 1Il risultato di tutto questo rispettoso lavoro, sono vini per i quali l’aggettivo “genuino” ci sta bene proprio.

Il Coenobium 2014 è un vino rustico (nell’accezione positiva del termine) quanto basta, prodotto da uve Trebbiano, Malvasia, Verdicchio e Grechetto, coltivate nei terreni della clausura monastica secondo metodi naturali.

Niente stabilizzazioni forzate, procedimenti meccanici come l’osmosi inversa, mosti strani aggiunti e la gomma arabica, tanto amata da certi enologi nostrani, se ne rimane lì buona buona nelle caramelle per i marinai artici della perfida Albione – nel monastero di Vitorchiano non ci entra.

Vino e basta.

Vino nella sua essenza. Fine.

Nel calice solo terra, frutta, humus, pioggia e sentore di minerali, ma anche tanta bella morbidezza per farsi piacere…

Il colore è un bel giallo paglierino opaco quanto basta, e dei quattro vitigni che compongono il Coenobium 2014 nessuno (forse solo in certi lampi di albicocca si nota il Trebbiano…) predomina ne’ al naso ne’ al palato.

Coenobium 2014 bottigliaIl Coenobium 2014 pecca forse un attimo di acidità, ma vivaddio, al palato è agile, e al naso non lesina momenti di miele, caramello e floreale.

Il finale è flemmatico, e pian piano nel calice si riaffaccia tutto quello che si è percepito in precedenza, con in più un fondo lievitoso e qualche lampo erbaceo di primavera, che subito vira sul balsamico.

Facile beva?

Certo che si, mica è un insulto, anzi: un gran bel complimento!

Ad avercene di più di vini così… vini Acqua e Sapone, vini che dovrebbero essere quotidiani.

Il Coenobium 2014 me lo immagino sempre pronto in fresco, se arriva qualche amico assetato…

http://www.trappistevitorchiano.it/

http://www.trappistevitorchiano.it/la-comunita-contatti.asp

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

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