Il caffè mi piace anche in vetro

Di Fabio Riccio

Il caffè mi piace anche in vetro, lo confesso!

Il caffè mi piace anche in vetroLeggendo di recente l’ultimo libro del bravo Marco Malvaldi, Argento vivo (Sellerio editore Palermo), ho notato che l’autore è come sempre molto attento a disseminare i suoi “gialli” del Bar Lume (e non) di piccoli indizi di due sue passioni che sono anche mie: l’informatica Open Source e la gastronomia.

Ebbene, spulciando tra le righe del suo ultimo bel libro Argento vivo, un personaggio (l’agente scelto Corinna Stelea di origine rumena) al bar chiede un caffè in vetro…

Ora chiedo perdono al bravo Marco Malvaldi per la piccola scannerizzazione della sezione di pagina in oggetto (cercherò di avvisarlo in anticipo del mio reato di riproduzione abusiva di un passo del suo libro…) ma è doveroso leggere il simpatico dialogo scritto in un esilarante italo-toscano tra il barrista (obbligatorie le due “r”) e l’agente un po’ spilungona ma avvenente.

caffè mi piace anche in vetro Insomma… l’agente scelto Stelea preferisce bere il caffè in vetro per motivi “investigativi” e igienici. Anche se non così di frequente e con popolarità a “macchia di leopardo” ma in Italia ci sono determinate aree geografiche, come Roma e dintorni, dove il caffè in vetro è estremamente popolare. Un mio vecchio amico di Campobasso, purtroppo precocemente scomparso e grande consumatore di caffè “in vetro”, sulla diatriba vetro/ceramica aveva una sua personale teoria, non tanto campata in aria.

La porcellana”, diceva Antonio, “specialmente se utilizzata di frequente e con lavaggi robusti come quelli fatti nei bar, dopo un po’ di tempo diventa un porosa e conserva spiacevoli sentori del detersivo (ma anche del brillantante) utilizzato per i lavaggi, il vetro invece no, è decisamente più igienico. Inoltre, nel vetro il caffè si raffredda prima, perché la ceramica trattiene il calore per più tempo. Con il vetro non ci si brucia (troppo) le labbra” – teoria interessante, davvero.

Per alcuni molto attenti all’estetica e al linguaggio dei segni, invece bere il caffè in vetro non è un fatto di mero “non inquinamento da detersivo”, ma è sinonimo di eleganza e bellezza.

Il rituale gesto insito nel godersi un espresso, con il “vetro” guadagna molto in eleganza. Attraverso il vetro si riesce ad ammirare con facilità colore e tessitura del liquido, e ancor di più si esamina in dettaglio la crema che voluttuosamente lo sovrasta . Il caffè mi piace anche in vetro

Non solo vista, ma anche tatto: nel vetro si può percepire il calore intenso scemare con languore anche solo sfiorando il bicchierino con la punta delle dita, stando attenti però a toccarlo solo sui bordi per non bruciarsi. Altro piccolo piacere che regala (meglio) il caffè in vetro è quando nei gelidi e bui mattini invernali, si unisce il piacere intrinseco di un buon caffè con l’effetto riscaldamento rapido delle dita, magari quasi intirizzite.


A questo punto è d’obbligo è bene prendere una posizione: cosa è meglio, la tazzina in porcellana o la tazza in vetro? L’autore non prende posizione, il gusto si sa’ è sempre cosa estremamente personale. Sono tanti quelli che dicono che il caffè va preso esclusivamente in tazza per conservare più a lungo la temperatura ideale. Altri ne fanno semplicemente una questione di tradizione, altri ancora capitando in un bar che usa una marca di caffè a loro non nota, sono incuriositi dal logo, che sulla ceramica della tazzina spicca meglio che sul vetro.

Il caffè mi piace anche in vetroUn altra scuola di pensiero sostiene che il vetro garantisce all’assaggiatore emozioni più sottili e, permette di degustare al meglio il proprio caffè. La forma stretta del bicchiere di vetro asseconda meglio la consistenza della crema che, come un po’ come avviene con la schiuma della birra, forma un coperchio naturale che preserva l’aroma e le proprietà organolettiche per più tempo.

Voi cosa ne pensate?

Serena Manzoni piccola biblioteca gastrodelirante

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.