Il Babiole di Andrea Calek

Di Fabio Riccio,

Bazzicare per ristoranti e taverne forse fa male al colesterolo, ma di certo aiuta lo spirito.

In ogni caso, una allegra serata in enoteca è sempre meglio di una passeggiata su Instagram® o Facebook®, dove vini e cibo si guardano solo.

Così, sere addietro, tornato dopo molto in uno storico locale del “vino naturale” italiano, colpevolmente abbandonato al suo destino dai vecchi gestori (impegnati ora in un’altra avventura oltralpe), ho finalmente bevuto un vino che mi ha entusiasmato.

Babiole di Andrea Kalec etichetta fronte e logoBabiole.

Parola francese con più significati, ma in generale va a indicare oggetti semplici, carini, piacevoli ma di poco conto…

Non è il caso del Babiole di Andrea Calek un vino per nulla di poco conto, anzi.

Vignaiolo originario della Repubblica Ceca, ma da anni in Francia, scoperto, o per meglio dire, scovato dalla brava Alice Feiring, Andrea Calek vive in una specie di camper sperso nelle sue vigne, cinque ettari rigidamente Bio ad Alba la Romain, dipartimento dell’Ardèche nel sud della Francia.

EnoNaturalista fino al midollo, Andrea Calek è un sostenitore del “laissez-faire”, del non intervento.

Il laissez-faire non sempre va d’accordo con il business, però se tutto va dritto, i risultati possono essere sensorialmente strabilianti.

Così è stato per il Babiole di Andrea Kalec, un vero e proprio ciclone enoico per i sensi!

Tecnicamente, il Babiole di Andrea Calek è una cuvee d’assemblaggio di Grenache e Syrah, con la particolarità di fare macerazione carbonica in autoclave per 18 giorni, rigorosamente con acini intatti e selezionati.

Babiole di Andrea Calek etichetta retroChiaramente, visto che qui su www.gastrodelirio.it si scrive solo di “vini naturali (virgolette d’obbligo!), anche per il Babiole niente solfiti aggiunti, niente lieviti selezionati e niente enoporcate di quelle che certi dottori del vino fan finta di non conoscere, pur pubblicamente affermando il contrario.

In vigna, e solo quando serve, un po’ di zolfo. Fine.

Non storcete il naso alla parola macerazione carbonica, non la vedo in antitesi rispetto ai vini naturali.

Per chi non lo sapesse, è la medesima tecnica con cui sono fatti (meglio: “dovrebbero essere”) i vini novelli italiani e il Beaujolais nouveau francesi.

Però, i cugini d’oltralpe, con lungimiranza a noi sconosciuta, e una voglia di “osare” che manco ce la sogniamo, da anni non si limitano a usare la macerazione carbonica solo per i sempiterni e ancora modaioli Beaujolais, ma la utilizzano anche come un passaggio per produrre vini “normali”, dove qualche giorno di macerazione carbonica diventa parte di tutto il processo di vinificazione.

Babiole di Andrea Kalec etichetta fronte e bottigliaCosì è per il Babiole di Andrea Calek. Diciotto giorni di macerazione carbonica, e si prosegue la vinificazione in maniera convenzionale.

La macerazione carbonica se fatta con cognizione di causa è un processo che dona ai vini sentori freschi e ammiccanti, forse a volte “piacioni”, in ogni caso evanescenti, di solito poco persistenti nel tempo.

Non ci credete?

Fate un semplice esperimento.

Gustatevi una bottiglia di Beaujolais nouveau dell’anno precedente. (Io l’ho fatto).

Resta sempre un buon vino, ma il corredo sensoriale di freschezze e ammiccamenti balsamici quasi sparisce, lasciando spazio alle caratteristiche più tradizionali del vitigno…

Non così per il Babiole di Andrea Calek, dove i sentori della carbonica a dispetto degli anni, sono ancora tutti nitidamente percepibili.

Dall’etichetta e dal lotto di produzione (non c’è annata; volutamente è un semplice “Vin de France”) desumo che è un 2013.

Curiosità, naso, papille gustative e il resto dei sensi sono sull’allerta.

Stappato e lasciato nel calice qualche minuto prima dell’assaggio, il Babiole di Andrea Calek presenta il suo biglietto da visita con un rosso non troppo carico, un attimo torbido, chiaro segno della mancanza di filtrazioni invasive.

Un solo respirone, e mi rendo conto di essere di fronte a qualcosa di realmente inaspettato.

Naso potente, dirompente ma anche soave e quasi balsamico (la carbonica…), dove oltre i descrittori olfattivi tipici di Grenache e Syrah, c’è terra, foglie bagnate, humus e, sorpresa delle sorprese, mentolato.

Il tutto, condito da una leggera nota di carrubo.

Una festa per i sensi.

Al palato colpisce la gran bella acidità, insieme a una avvolgente sensazione di caldo, e a sensazioni quasi astringenti tipiche di alcuni frutti rossi.

Però, è proprio l’acidità la colonna portante del Babiole di Andrea Calek.

La struttura possente quasi da grande rosso, la forza, i sentori della carbonica e le aromaticità di Grenache e Syrah, proprio grazie nell’acidità trovano il trait d’union che mette insieme richiami sensoriali molto diversi.

Babiole di Andrea Kalec calice durante la cena in enotecaUn sorso tira l’altro e la bottiglia dura poco, c’era da aspettarselo!

Con gli ultimi calici, c’è ancora qualche altra piroetta evolutiva, e nel Babiole di Andrea Calek spuntano (da chissà dove..) anche sentori di frutta gialla che ben dialogano con i tannini, ora più netti.

Un lungo e gran finale…

Il Babiole di Andrea Calek, almeno in mia opinione, è un gran vino.

Al contrario qualche enosolone Italiano (e non), che ne parla con sufficienza, lo trovo elegante e complesso, ma nello stesso tempo godibilissimo, adatto anche a palati non avvezzi ai “vini naturali”.

Non so se è giusto definire il Babiole di Andrea Calek una quadratura del cerchio.

Rimane, almeno dal punto di vista emotivo, la capacità e la forza di andare dritto al cuore, cosa che ne fa più un concentrato di piacevolezza che un vino…

Ecco, uno di quei vini che già dal primo sorso ti fanno sognare un’altra bottiglia.

Infatti, una seconda bottiglia Babiole di Andrea Calek è al sicuro nella cantinetta dinamica di casa Gastrodelirio…

Mi piace, e molto.

Tutto il resto è fuffa


Provatelo!

Andrea Calek

07400 – Alba la Romaine

France

calekff@hotmail.fr

Fabio Riccio

A proposito di Fabio Riccio

Fabio Riccio - Interessato da più di venti anni al modo del cibo, crapulone & buongustaio seriale. Dal lontano 1998 collabora come autore alla guida dei ristoranti d'Italia de l'Espresso, ha scritto sulla guida le tavole della birra de l'Epresso, ha collaborato a diverse edizioni della guida Osterie d'Italia dello Slow Sood, ha scritto su Diario della settimana e L'Espresso, e quando capita scrive di cibo un po' ovunque. Infine è ideatore e autore di www.gastrodelirio.it - basta questo?

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